Viaggi spaziali e difficoltà digestiva: perché gli astronauti hanno bisogno di lassativi

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Mentre l’esplorazione spaziale si concentra spesso sulla propulsione di razzi e sui sistemi di supporto vitale, una delle sfide più persistenti per gli astronauti è molto più concreta: la salute dell’apparato digerente. Mentre la NASA si prepara per la missione Artemis II, l’inclusione di lassativi standard da banco nei kit medici ufficiali evidenzia una realtà biologica fondamentale dei viaggi spaziali.

La “tempesta perfetta” della stitichezza

Sulla Terra, il viaggio è un noto fattore scatenante di problemi gastrointestinali. Fattori come il jet lag, la disidratazione, lo stress e gli orari irregolari dei pasti possono facilmente interrompere il ritmo regolare di una persona. Secondo Sarah Jane Bunger, responsabile globale della ricerca e sviluppo di Dulcolax, questi fattori di stress terrestri creano una “tempesta perfetta” per la stitichezza che si intensifica solo quando un astronauta lascia l’atmosfera terrestre.

La difficoltà non è solo psicologica o legata allo stile di vita; è profondamente fisiologico.

Come la microgravità disturba la digestione

In un ambiente a gravità zero, il corpo umano deve funzionare in condizioni per le quali non si è evoluto. Il processo digestivo si basa su due meccanismi principali:

  1. Peristalsi: le contrazioni muscolari ondulatorie del tratto digestivo che muovono il cibo attraverso il sistema.
  2. Gravità: la forza fisica che aiuta a spostare i rifiuti attraverso il tratto gastrointestinale inferiore.

Nello spazio, la peristalsi deve fare da sola tutto il lavoro pesante. Senza l’aiuto della gravità per favorire il movimento della materia, i processi naturali del corpo diventano meno efficienti. Ciò rende i primi giorni di missione, quando il corpo è più vulnerabile ai cambiamenti ambientali, particolarmente difficili per la regolarità digestiva.

Efficienza in ambienti estremi

La capacità di carico dei veicoli spaziali è una risorsa limitata e preziosa. Ogni oggetto inviato in orbita deve giustificarne il peso e il volume. Questa necessità porta ad un formulario medico altamente selettivo.

Il team medico della NASA dà priorità ai farmaci che sono:
* Multiuso ed essenziale: Come il bisacodile (il principio attivo di Dulcolax), riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come farmaco essenziale.
* Efficace in termini di spazio: i farmaci devono essere efficaci senza richiedere enormi quantità di spazio di archiviazione.
* Affidabile: Il farmaco utilizzato nella missione Artemis II è identico a quello che si trova nei negozi di alimentari terrestri, dotato di rivestimenti specializzati che gli consentono di bypassare l’acido dello stomaco e di dissolversi direttamente nel tratto gastrointestinale inferiore.

Rompere lo stigma

Al di là della necessità medica immediata, l’inclusione di questi trattamenti nelle missioni spaziali di alto profilo comporta un sottile beneficio sociale. Bunger osserva che spesso c’è uno stigma persistente che circonda i problemi digestivi. Vedere che anche gli astronauti d’élite altamente addestrati affrontano questi stessi ostacoli biologici può aiutare a normalizzare l’esperienza per i consumatori sulla Terra.

Inoltre, pur non essendo un esperimento scientifico formale, l’uso di questi farmaci nello spazio profondo offre un’opportunità per ottenere dati osservativi. Comprendere come agiscono i lassativi durante il transito lunare potrebbe fornire preziose informazioni sulla fisiologia umana durante i voli spaziali di lunga durata.

Conclusione
Man mano che l’umanità si spinge sempre più lontano nel cosmo, anche le funzioni biologiche più basilari diventano sfide ingegneristiche complesse. La presenza di semplici lassativi nei kit della NASA serve a ricordare che, non importa quanto avanzata diventi la nostra tecnologia, rimaniamo vincolati ai nostri bisogni biologici.

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