Il James Webb Space Telescope (JWST) ha già mantenuto la sua promessa di rivoluzionare l’astronomia, ma anche i suoi creatori sono rimasti sorpresi da un’anomalia ricorrente: piccoli punti intensamente rossi che appaiono in quasi ogni immagine dello spazio profondo. Soprannominati “Little Red Dots” (LRD), questi oggetti sono diventati uno dei più grandi misteri della cosmologia moderna, costringendo gli scienziati a rivalutare la nostra comprensione del primo miliardo di anni dell’universo.
La scoperta e la perplessità iniziale
Quando le prime immagini di JWST furono rilasciate nel 2022, gli astronomi si aspettavano il solito: nebulose vibranti e galassie distanti. Invece, hanno trovato uno schema coerente di punti rossi compatti e luminosi sparsi nel cosmo. Questi LRD hanno avuto origine in un periodo di soli 600 milioni di anni dopo il Big Bang, il che significa che la loro luce ha viaggiato quasi tutta l’età dell’universo per raggiungerci. Stranamente, scomparvero in gran parte 1,5 miliardi di anni dopo.
La prevalenza degli LRD ha immediatamente sollevato interrogativi. Perché questi oggetti erano così comuni nell’universo primordiale e poi apparentemente scomparsi? Cosa potrebbe produrre una firma rossa così distinta? La risposta, come per molte cose in cosmologia, è tutt’altro che semplice.
Teorie concorrenti: dai buchi neri ai nuovi oggetti
Le ipotesi iniziali erano incentrate su strutture familiari: galassie compatte che ospitano buchi neri supermassicci, galassie starburst polverose in fase di rapida formazione o anche fasi precedentemente sconosciute del ciclo di vita del buco nero. Se gli LRD fossero buchi neri, il loro numero metterebbe in discussione i modelli esistenti su come questi colossi gravitazionali si formano e crescono nell’universo primordiale.
Tuttavia, con l’accumularsi di ulteriori dati, queste spiegazioni cominciarono a vacillare. Le LRD erano troppo piccole per contenere miliardi di stelle, ma troppo dense per essere semplici galassie. I loro spettri mancavano delle previste emissioni di raggi X comuni nei buchi neri e la loro rapida rotazione sfidava la fisica convenzionale.
L’ascesa delle quasi-stelle e delle stelle dei buchi neri
Nel 2024, una nuova teoria più radicale ha preso piede: gli LRD potrebbero rappresentare una classe fondamentalmente nuova di oggetti cosmici. I fisici hanno rivisitato un concetto di due decenni prima: le “quasi stelle”, strutture ipotetiche nate dal collasso di nubi di gas anziché da stelle morenti.
L’idea è questa: una densa nube di gas collassa direttamente in un buco nero, circondato da un involucro di gas caldo. Questa struttura emette un’intensa radiazione infrarossa, che spiega il colore rosso. Queste “stelle del buco nero” non sarebbero vere stelle nel senso tradizionale, ma piuttosto un’entità ibrida alimentata da un buco nero centrale.
Perché è importante: riscrivere l’universo primordiale
Le implicazioni sono profonde. Se gli LRD sono quasi-stelle, significa che la nostra comprensione della formazione dei buchi neri è incompleta. L’universo primordiale potrebbe essere stato disseminato di buchi neri massicci in modo molto più efficiente di quanto si pensasse in precedenza.
Questi oggetti potrebbero anche spiegare come i buchi neri supermassicci siano cresciuti così rapidamente agli albori del cosmo: un enigma di vecchia data per gli astrofisici. I modelli attuali faticano a spiegare l’esistenza di buchi neri così massicci così presto dopo il Big Bang. La scoperta degli LRD suggerisce un percorso alternativo e più diretto per la loro formazione.
Le indagini in corso
Alla fine del 2025, il dibattito continua. Gli astronomi stanno correndo per raccogliere più dati, perfezionare i loro modelli e identificare definitivamente la natura degli LRD. Nuove osservazioni confermano che alcuni sono più lontani di quanto si pensasse inizialmente e che la rottura di Balmer, una firma spettrale chiave, potrebbe essere prodotta da altri meccanismi.
Uno studio recente, utilizzando il programma RUBIES di JWST, ha analizzato oltre 4.500 galassie distanti, trovando circa 40 LRD. Un oggetto, soprannominato “The Cliff”, mostrava una rottura di Balmer particolarmente netta, suggerendo una fonte di energia insolita.
Conclusione
Il mistero di Little Red Dots è lungi dall’essere risolto, ma le indagini stanno ampliando i confini delle nostre conoscenze. Che rappresentino una nuova classe di oggetti alimentati da buchi neri, formazioni stellari esotiche o una combinazione di entrambi, gli LRD stanno costringendo gli astronomi a ripensare le prime fasi dell’evoluzione cosmica. L’universo ha rivelato ancora una volta la sua capacità di sorpresa, ricordandoci che le scoperte più rivoluzionarie spesso arrivano dai luoghi più inaspettati.

















