Le microbolle accelerano l’inquinamento microplastico nei corsi d’acqua

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Una nuova ricerca rivela un fattore precedentemente sottovalutato nella diffusione delle microplastiche: la formazione di microbolle sulle superfici di plastica, che scompone attivamente i materiali e rilascia particelle nell’ambiente. Questa scoperta si basa sulle conoscenze esistenti sulla degradazione della plastica attraverso la luce solare e gli agenti atmosferici fisici, evidenziando il contatto con l’acqua come un altro meccanismo critico per l’inquinamento.

Il ruolo delle microbolle

Gli scienziati osservano da tempo la presenza pervasiva di microplastiche negli ecosistemi e persino all’interno dei corpi umani, collegando l’esposizione a problemi di salute come malattie cardiovascolari, problemi respiratori e complicazioni riproduttive. L’ultimo studio, pubblicato su Science Advances, dimostra che le microbolle che si formano sulle superfici di plastica contribuiscono alla loro frammentazione. Queste bolle accelerano efficacemente la decomposizione della plastica sia negli ambienti marini che in quelli d’acqua dolce, rilasciando particelle microscopiche quasi invisibili ma facilmente ingerite dalla fauna selvatica e dagli esseri umani.

Entità del problema

Lo studio supporta preoccupazioni più ampie sulla crescente crisi dei rifiuti di plastica. Si stima che 130 milioni di tonnellate di plastica entrino nell’ambiente ogni anno, e le proiezioni indicano che questa cifra potrebbe superare i 260 milioni di tonnellate entro il 2040. Una volta rilasciate, queste microplastiche entrano nella catena alimentare, accumulandosi negli organismi e raggiungendo infine i consumatori umani.

Perché è importante

La scoperta della frammentazione provocata dalle microbolle sottolinea la complessità dell’inquinamento da plastica. Rafforza la necessità di una gestione più efficace dei rifiuti, di innovazione dei materiali e di normative più severe sulla produzione di plastica. Il fatto che l’acqua stessa contribuisca alla decomposizione della plastica suggerisce che anche gli ambienti acquatici apparentemente incontaminati sono attivamente coinvolti nel ciclo di contaminazione, rendendo la completa eliminazione delle microplastiche una sfida scoraggiante.

I risultati dello studio evidenziano l’urgente necessità di affrontare l’inquinamento da plastica alla fonte, dato che il problema non solo è diffuso ma si autoalimenta attraverso processi naturali.

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