Progetto Ave Maria: quanta scienza è reale?

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Il nuovo blockbuster di fantascienza Project Hail Mary presenta uno scenario drammatico: i microbi alieni, soprannominati “Astrophage”, stanno oscurando il sole, minacciando la Terra di estinzione. Un insegnante solitario diventato astronauta viene inviato in una missione disperata per trovare una soluzione. Sebbene la premessa sia fantastica, la scienza di base non è così inverosimile come sembra.

La scienza dietro la minaccia

Il film si basa fortemente su concetti astrofisici e biologici reali. Andy Weir, autore del romanzo originale, ha studiato meticolosamente la fisica, l’astronomia e la biologia che guidano la trama, consultandosi anche sul set per mantenere la precisione. L’idea centrale – i microbi che consumano energia stellare – sebbene estrema, è radicata in una scienza plausibile, anche se speculativa.

Gli “Astrofagi” nel film sono raffigurati mentre viaggiano tra il sole e Venere per riprodursi, riducendo gradualmente la luminosità del sole. Il fisico Chad Orzel spiega che un viaggio del genere non è impossibile; il sole emette già particelle in quella direzione. Il viaggio di ritorno richiederebbe più energia per contrastare il vento solare, ma Weir affronta questo problema immaginando che i microbi possano assorbire i neutrini, particelle quasi prive di massa che penetrano ovunque.

Se Astrophage potesse sfruttare i neutrini, convertendo la loro energia in spinta, sarebbe un metodo di propulsione efficiente. Sebbene teorico, questo concetto non è del tutto al di fuori del regno delle possibilità. Il film lo usa per alimentare l’Ave Maria, la nave che trasporta il protagonista a Tau Ceti.

Vere star, vere possibilità

L’ambientazione del film comprende veri e propri sistemi stellari come Tau Ceti (a 12 anni luce di distanza) e 40 Eridani (a 16 anni luce di distanza). Weir ha scelto intenzionalmente stelle vicine, simili al sole, suggerendo che la vita in questa regione della Via Lattea potrebbe condividere un’origine comune. L’astrobiologo Mike Wong osserva che se la vita avesse origine altrove, la Terra non sarebbe necessariamente l’unica culla dell’esistenza.

Il concetto che tutta la vita sia lontanamente imparentata con l’antico Astrofago è un punto chiave della trama. Ciò si collega all’idea che stelle simili ospiterebbero pianeti con elementi simili, consentendo percorsi evolutivi condivisi.

Gravità artificiale e addestramento degli astronauti

Project Hail Mary presenta la gravità artificiale creata dalla rotazione delle sezioni di un veicolo spaziale, un metodo teoricamente possibile e attivamente perseguito da società di stazioni spaziali come Vast. Tuttavia, simulare la gravità sulla terra, come illustrato nel film, resta al di là delle nostre attuali capacità.

La rapida transizione del protagonista da insegnante ad astronauta solleva anche interrogativi sul realismo. Sebbene la NASA abbia storicamente incluso “specialisti del carico utile” con competenze di nicchia, la loro formazione era significativamente meno rigorosa di quella degli astronauti di carriera. L’ex astronauta Mike Massimino sottolinea che le competenze di base per la sopravvivenza – dalla preparazione dei pasti alle procedure di emergenza – sono essenziali, anche nello spazio.

Il film non si sottrae alla realtà poco affascinante dei viaggi spaziali, mostrando le sfide e le lacune nella conoscenza che devono affrontare anche gli astronauti addestrati. Drew Feustel, consulente tecnico del film, sottolinea che i viaggi nello spazio sono tutt’altro che affascinanti.

In definitiva, Project Hail Mary bilancia elementi fantastici con principi scientifici fondati. Sebbene i dettagli siano speculativi, i concetti sottostanti attingono dalla fisica, dall’astronomia e dalla biologia del mondo reale, rendendo la minaccia del film sorprendentemente plausibile.