Nonostante le allarmanti tendenze globali relative al declino degli orsi polari, le popolazioni dell’arcipelago norvegese delle Svalbard non solo sopravvivono ma migliorano in condizioni di rapido cambiamento. I risultati, recentemente pubblicati su Scientific Reports, evidenziano una situazione unica in cui gli orsi mantengono, e addirittura aumentano, le riserve di grasso nonostante la significativa perdita di ghiaccio marino. Ciò solleva domande critiche su come alcune popolazioni potrebbero adattarsi e cosa significherà per il futuro di questa specie iconica.
Il paradosso delle Svalbard
Le Svalbard, situate tra la Norvegia e il Polo Nord, sono una regione remota che deve affrontare un riscaldamento artico accelerato. Le temperature nel circostante Mare di Barents sono aumentate fino a 2°C (3,6°F) per decennio dal 1980. Tuttavia, a differenza di altre aree in cui il numero degli orsi polari sta crollando, la popolazione delle Svalbard, stimata in circa 3.000 orsi, è rimasta notevolmente stabile. Questa stabilità è particolarmente sorprendente considerando che, secondo le proiezioni, gli orsi polari in tutto il mondo dovranno affrontare un rischio di estinzione di due terzi entro il 2050 a causa della perdita del loro habitat.
Cosa guida la resilienza?
I ricercatori del Norwegian Polar Institute hanno analizzato quasi tre decenni di dati (1992-2019) su 770 orsi polari adulti, valutando il loro indice di composizione corporea (BCI) insieme ai giorni senza ghiaccio. I dati hanno rivelato una tendenza controintuitiva: con la diminuzione del ghiaccio marino, le riserve di grasso degli orsi sono aumentate dopo il 2000.
Questa resilienza sembra legata a diversi fattori unici delle Svalbard:
- Nessuna pressione sulla caccia: Gli orsi polari sono protetti dalla caccia nella regione dal 1973, eliminando una delle principali minacce.
- Concorrenza limitata: Gli orsi affrontano una concorrenza minima da parte di altri predatori sulla terraferma.
- Fonti alimentari alternative: Le Svalbard ospitano fiorenti popolazioni di renne e trichechi, che forniscono prede alternative quando le foche scarseggiano.
- Popolazioni concentrate di foche: La diminuzione del ghiaccio marino potrebbe costringere le foche dagli anelli a spostarsi in aree più piccole, rendendo più facile la caccia per gli orsi.
I limiti dell’adattamento
Anche se gli orsi delle Svalbard stanno attualmente andando meglio del previsto, i ricercatori avvertono che questa resilienza probabilmente ha dei limiti. Un’ulteriore perdita di ghiaccio marino potrebbe costringere gli orsi a percorrere distanze più lunghe per raggiungere i terreni di caccia, aumentando il dispendio energetico e potenzialmente invertendo i guadagni attuali. Questo fenomeno è già osservato in altre popolazioni di orsi polari in difficoltà.
“Bisogna studiare la popolazione se si vuole sapere come se la cava”, dice l’ecologo degli orsi polari Jon Aars. “Non è possibile estrapolare risultati da altre aree in cui le cose potrebbero essere molto diverse.”
Il quadro più ampio
Il caso delle Svalbard dimostra che l’adattamento dell’orso polare non è uniforme. Alcune popolazioni potrebbero mostrare una resilienza inaspettata sotto pressione, mentre altre continueranno a diminuire. Il monitoraggio a lungo termine è fondamentale per comprendere queste differenze e prevedere il futuro di questa specie in un Artico in rapido cambiamento.
I risultati sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, anche se rivelano i modi complessi e spesso sorprendenti con cui la fauna selvatica può rispondere allo stress ambientale.

















