Per molti educatori, l’advocacy si è trasformata da un’opzione a una parte inevitabile del lavoro. La crisi dell’istruzione pubblica non è una minaccia lontana: è una realtà in accelerazione, che costringe gli insegnanti ad andare oltre la classe ed entrare nell’arena della politica e dell’azione diretta.
Il cambiamento è diventato innegabile quando gli educatori si sono resi conto che gli studenti erano già gravati da fallimenti sistemici prima ancora di entrare in classe. Non si tratta di insegnanti che cercano l’attivismo; si tratta di attivismo che li trova, guidato dal peso delle sfide che gli studenti di oggi devono affrontare.
La realtà è che l’istruzione pubblica statunitense viene deliberatamente indebolita, con programmi di finanziamento fondamentali come il Titolo I e il Titolo III che vengono deviati e sventrati. L’infrastruttura destinata a proteggere gli studenti viene smantellata dalle agende politiche, non dai bisogni educativi. Questo non è un declino lento; è un rimodellamento attivo del sistema, che non lascia agli insegnanti altra scelta se non quella di intervenire.
L’urgenza del momento
La situazione attuale richiede un’azione immediata perché le basi dell’istruzione pubblica si stanno erodendo in tempo reale. Il Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti viene sistematicamente indebolito, con fondi reindirizzati lontano da programmi vitali che supportano gli studenti a basso reddito e multilingue. Questa non è una tendenza; è un disfacimento calcolato delle reti di sicurezza sia per gli studenti che per gli insegnanti.
Gli insegnanti sono ora l’ultima linea di difesa, non perché abbiano scelto questo ruolo, ma perché nessun altro si sta facendo avanti. Questo è un momento in cui tutto è attivo, che ci piaccia o no. La chiave per sopravvivere non è solo resistere ai tagli, ma rimodellare proattivamente il panorama.
Dal raduno al bel guaio
Il primo passo verso un’azione efficace è che gli educatori si incontrino a vicenda. Borse di studio, gruppi di affinità e reti guidate da insegnanti stanno diventando essenziali man mano che il sostegno federale diminuisce. Questi spazi non sono solo per le riunioni; sono generatori di emergenza, che forniscono un’ancora di salvezza quando i sistemi ufficiali falliscono.
All’interno di queste reti, gli insegnanti elaborano strategie, condividono risorse e rivendicano il proprio ruolo di testimoni in prima linea. Questo approccio collettivo trasforma l’attivismo da una battaglia solitaria in uno sforzo condiviso. Come ha affermato un educatore: “La liberazione non è qualcosa che aspettiamo, è qualcosa che pratichiamo”.
Il lavoro non si ferma alle riunioni. Gli insegnanti devono intervenire nelle conferenze, negli spazi politici e nelle piattaforme mediatiche, non per chiedere il permesso, ma per influenzare le decisioni. Gli insegnanti sono il tavolo e la loro esperienza vissuta fornisce dati cruciali che i politici spesso ignorano.
Attivismo senza accesso
Molti insegnanti non hanno il sostegno di fondazioni o team di pubbliche relazioni. Tuttavia, sfruttano la creatività, l’intraprendenza e il peso morale del titolo di “insegnante” per ottenere l’accesso a spazi che altrimenti potrebbero escluderli.
Si mobilitano attraverso partenariati di base, strumenti digitali e piccole sovvenzioni, trasformando budget limitati in movimenti potenti. La chiave è creare le condizioni anziché aspettarle, agire ora anziché in seguito.
In definitiva, la lotta per l’istruzione pubblica non è più separata dall’insegnamento. È una parte integrante del lavoro, un’evoluzione necessaria per gli educatori impegnati nel futuro dei propri studenti. La crisi richiede non solo resistenza, ma una spinta incessante verso un cambiamento sistemico.
In un’epoca in cui l’istruzione pubblica è sotto assedio, la voce degli insegnanti non è un lusso: è una leva. Il futuro delle nostre scuole dipende dal fatto che gli educatori assumano un ruolo guida, non come salvatori, ma come forza collettiva che rimodella il panorama.

















