{"id":7682,"date":"2026-04-25T19:22:52","date_gmt":"2026-04-25T16:22:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.schooler.org.ua\/uk-ua2200-richna-rimska-korabelna-avarija-rozkrivaye-tayemnitsi-togo\/"},"modified":"2026-04-25T19:22:52","modified_gmt":"2026-04-25T16:22:52","slug":"uk-ua2200-richna-rimska-korabelna-avarija-rozkrivaye-tayemnitsi-togo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.schooler.org.ua\/it\/uk-ua2200-richna-rimska-korabelna-avarija-rozkrivaye-tayemnitsi-togo\/","title":{"rendered":"L&#8217;impronta molecolare di un antico naufragio: svelare i segreti navali romani"},"content":{"rendered":"<p>Gli archeologi si concentrano da tempo sui &#8220;tesori&#8221; dei relitti: oro, ceramiche e anfore. Tuttavia, un recente studio sul relitto della <strong>Ilovik\u2013Par\u017eine 1<\/strong>, una nave dell&#8217;era della Repubblica Romana risalente a 2.200 anni fa, ha spostato lo sguardo scientifico verso qualcosa di molto pi\u00f9 funzionale: lo strato impermeabilizzante della nave. <\/p>\n<p>Analizzando i microscopici residui utilizzati per mantenere a galla la nave, i ricercatori stanno scoprendo una mappa dettagliata dell&#8217;antica tecnologia marittima, delle rotte commerciali e delle abitudini di riparazione. <\/p>\n<h3>La capsula del tempo &#8220;appiccicosa&#8221;.<\/h3>\n<p>Il relitto, scoperto nel 2016 al largo delle coste dell\u2019odierna Croazia, contiene un rivestimento protettivo unico che fungeva da trappola biologica. Proprio come la linfa degli alberi, il materiale impermeabilizzante appiccicoso ha catturato i granelli di polline al momento dell\u2019applicazione. <\/p>\n<p>Esaminando sia la <strong>composizione molecolare<\/strong> del rivestimento che il <strong>polline intrappolato al suo interno<\/strong>, gli scienziati dell&#8217;Universit\u00e0 di Strasburgo e di altre istituzioni sono stati in grado di ricostruire la storia della nave. Questo metodo consente ai ricercatori di andare oltre la semplice conoscenza di <em>cosa<\/em> fosse una nave, per comprendere <em>dove<\/em> \u00e8 stata costruita e <em>come<\/em> \u00e8 stata mantenuta. <\/p>\n<h3>Decodificare la ricetta: pece, resina e <em>Zopissa<\/em> <\/h3>\n<p>Attraverso l\u2019analisi strutturale e molecolare di dieci campioni di rivestimento, il gruppo di ricerca ha identificato una \u201cimpronta molecolare\u201d per la protezione della nave. I risultati hanno rivelato un uso sofisticato di materiali organici: <\/p>\n<ul>\n<li><strong>Resina di conifere e catrame:<\/strong> gli ingredienti principali della maggior parte dei campioni erano resina o pece di conifere riscaldata. <\/li>\n<li><strong>Zopissa:<\/strong> Un campione specifico ha rivelato una miscela di cera d&#8217;api e catrame. Questa sostanza, nota ai Greci come <em>zopissa<\/em>, fu notoriamente documentata dallo studioso romano Plinio il Vecchio. <\/li>\n<\/ul>\n<p>La presenza di <em>zopissa<\/em> \u00e8 un ritrovamento significativo. Ci\u00f2 suggerisce che anche all\u2019interno della sfera romana, le tradizioni della costruzione navale greca e le ricette dei materiali rimasero attive in tutta la regione adriatica. <\/p>\n<h3>Mappare un viaggio attraverso il polline<\/h3>\n<p>L&#8217;analisi del polline ha fornito un GPS biologico per la nave. I campioni contenevano una vasta gamma di flora, tra cui:<br>\n&#8211; <strong>Piccoli prodotti mediterranei:<\/strong> Leccio, pino, ulivo e nocciolo.<br>\n&#8211; <strong>Specie fluviali e forestali:<\/strong> Ontano, frassino, abete e faggio. <\/p>\n<p>Questi risultati supportano l&#8217;ipotesi che la nave sia stata probabilmente costruita a <strong>Brundisium<\/strong> (l&#8217;odierna Brindisi, Italia), una regione con profondi legami con le colonie greche. I profili pollinici suggeriscono che il rivestimento iniziale \u00e8 stato applicato vicino a questa costa italiana, mentre gli strati successivi sono stati applicati mentre la nave si muoveva lungo l\u2019Adriatico. <\/p>\n<h3>Una storia di riparazioni e percorsi<\/h3>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 rivelatori dello studio \u00e8 la distribuzione non uniforme del rivestimento. Mentre le sezioni di poppa e centrale della nave presentavano strati uniformi, la prua mostrava <strong>tre distinti lotti di applicazione<\/strong>. <\/p>\n<p>Questa discrepanza suggerisce un modello di lavori di \u201crattoppo\u201d. Probabilmente la nave \u00e8 stata sottoposta a diversi cicli di manutenzione, da quattro a cinque rivestimenti in totale, utilizzando materiali provenienti da diverse parti del Mediterraneo. Ci\u00f2 indica che la nave non era semplicemente una nave da carico a viaggio singolo, ma una nave da lavoro che viaggiava molto tra le coste dell&#8217;Adriatico occidentale e orientale, fermandosi in vari porti per le riparazioni. <\/p>\n<blockquote>\n<p>&#8220;Il nostro studio evidenzia le rotte di navigazione sulla base di indizi relativi alle aree di costruzione della nave e, soprattutto, alle diverse fasi di applicazione del rivestimento&#8221;, osserva l&#8217;autrice principale Armelle Charri\u00e9-Duhaut. <\/p>\n<\/blockquote>\n<h3>Conclusione<\/h3>\n<p>Studiando i microscopici resti dell&#8217;impermeabilizzazione, i ricercatori hanno trasformato un relitto affondato in una documentazione dettagliata della logistica antica. Il naufragio della nave Ilovik-Par\u017eine 1 dimostra che la &#8220;colla&#8221; che tiene insieme un&#8217;antica nave pu\u00f2 rivelare sulla storia marittima tanto quanto il carico che un tempo trasportava.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli archeologi si concentrano da tempo sui &#8220;tesori&#8221; dei relitti: oro, ceramiche e anfore. Tuttavia, un recente studio sul relitto della Ilovik\u2013Par\u017eine 1, una nave dell&#8217;era della Repubblica Romana risalente a 2.200 anni fa, ha spostato lo sguardo scientifico verso qualcosa di molto pi\u00f9 funzionale: lo strato impermeabilizzante della nave. 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